Costruire Comunità: esperienze di rigenerazione per guardare al futuro
Una nuova tappa del percorso iniziato da Fondazione Valtes sullo sviluppo e generazione di alleanze educative di comunità; in quest’occasione, si è dato spazio alla scoperta di come alcune comunità montane abbiano saputo ritrovare un significato di rigenerazione socio-culturale basata su un’identità storica precisa e sulla volontà di contrastare percorsi di declino con nuove opportunità di impresa.

Borgo Valsugana, 01.06.2026 - Un fine settimana, quello organizzato da Fondazione Valtes nel cuore delle terre alpine cuneesi, che si inserisce nell’ambito del progetto “Costruire Comunità, un’Alleanza Educativa per una Comunità Educante”, dedicato alla formazione e alla cura di un tavolo di lavoro che nel corso degli ultimi anni si è periodicamente trovato per sviluppare un percorso che ha già portato numerose ricadute positive, quali ad esempio la scoperta e valorizzazione della proposta di Rondine per il superamento dei conflitti. Un percorso, anche, che propone la scoperta di storie, luoghi e pratiche capaci di raccontare nuovi modi di vivere il territorio e costruire relazioni di comunità.
In questo contesto, il fine settimana dal 29 al 31 maggio 2026 ha permesso al gruppo di lavoro, di cui faceva parte anche Stefano Modena, presidente di Valtes, di approfondire alcune realtà di rigenerazione urbana.
La prima tappa del percorso è stata Officina Antagonisti di Melle: una realtà nata come spazio di ospitalità, agricoltura a km zero e attivazione sociale. Una scelta precisa di Enrico di ritornare nel paese di origine, dopo averlo lasciato per necessità, mancante di quelle opportunità di crescita che un ragazzo cerca per il proprio futuro. Tra l’ostello, gli spazi condivisi e l’orto comunitario, il progetto mette al centro il lavoro collettivo e la possibilità di generare nuove forme di abitare e vivere il territorio montano. La visita guidata ha permesso di approfondire il percorso dell’Officina e il valore delle esperienze che intrecciano sostenibilità, inclusione e dimensione comunitaria, con il dialogo anche con Emanuele, fratello di Enrico, già vice sindaco del piccolo comune di Melle, impegnato nella valorizzazione del contesto sociale, anche con la promozione di una Comunità Famiglie. L’anno scorso, per la prima volta dopo moltissimi anni, la popolazione è cresciuta. Diversi giovani stanno ritornando in valle in virtù di un circuito virtuoso che si è creato tra imprenditoria coraggiosa, qualità delle relazioni, contesto ambientale e naturale sano, sostenibilità sociale ed economica.
Il gruppo si è poi spostato a Paraloup, borgata del comune di Rittana a 1400 metri di quota, simbolo della memoria partigiana dove Galimberti, Ravelli e Bianco fondarono uno dei primi presidi di resistenza partigiana e oggi esempio di rigenerazione culturale e territoriale. La borgata era infatti completamente abbondata e in rovina; nei primi anni duemila, grazie alla Fondazione Nuto Revelli e a un lungo progetto di restauro partecipativo, i ruderi in pietra sono stati recuperati con un intervento architettonico innovativo. Immersa nelle montagne della Valle Stura, Paraloup rappresenta oggi un centro culturale e di ospitalità, luogo in cui storia e futuro dialogano continuamente: un laboratorio di pensiero con particolare focus sulle aree interne, sulla cura dei territori e sulle possibilità di costruire nuove comunità in contesti montani. La loro esperienza ci ha ricordato che ogni luogo conserva memorie di testimoni di un passato che rischia di essere dimenticato e rimanere sterile. Spetta a chi vive oggi ereditare quella testimonianza dando vita a “presidi di resistenza” ad una cultura individualistica che oggi rischia di soffocare la libertà, il senso di responsabilità, la partecipazione al bene comune, il senso di comunità, l’attenzione ai fragili.
“Rigenerare un territorio significa prima di tutto rigenerare le relazioni che lo tengono vivo. Questo percorso ci ha mostrato come memoria, partecipazione e progettualità condivisa possano diventare strumenti concreti per costruire futuro nelle aree più rurali o comunque di periferia, laddove ci sia un ritorno di persone che per scelta decidono di investire il proprio futuro in un progetto di costruzione di comunità, in cui i temi del lavoro, dell’abitare, di una comunità socialmente attiva si intrecciano fra di loro. Modelli che stimolano ragionamenti e attivazioni di reti di relazioni anche nei nostri territori, nella consapevolezza che oggi nessuno basta a sé stesso, ma che tutte le componenti di una comunità, dalle istituzioni pubbliche, al mondo del terzo settore, alle imprese private fino ai privati cittadini devono collaborare assieme in modo partecipativo ed inclusivo per affrontare nuovi processi di crescita” ha affermato Stefano Modena, Presidente di Fondazione Valtes.
Diversi i momenti di confronto e di scambio per riflettere sull’importanza di fare rete e condividere esperienze diverse ma accomunate dalla stessa visione, stimolate dalla presenza e dall’accompagnamento, sempre di valore, di Ignazio Punzi e Letizia Lombardi, formatori de L’Aratro e la Stella con cui Fondazione Valtes collabora ormai da alcuni anni su questo percorso. Una visione che vuole restituire valore e centralità alla relazione per la costruzione di comunità resilienti, capaci di andare in contro tendenza rispetto a processi disgregativi presentati come unici modelli possibili. Un presidio, al contrario, del valore dell’eduzione come processo comunitario in cui ciascuno si senta parte responsabile.
“Torniamo arricchiti, stupiti, grati di aver dialogato con chi – forse senza averne piena consapevolezza – costruisce pratiche di pace e di sviluppo nella quotidianità, con fedeltà e ostinazione, tessendo relazioni e sottraendo all’oblio luoghi carichi di memoria" commentano Ignazio Punzi e Letizia Lombardi di L’Aratro e la Stella. “Tra le ricchezze che portiamo con noi ne emergono due in particolare: la constatazione che un altro mondo è veramente possibile e che spetta a ciascuno di noi e alle nostre comunità rispondere all’appello delle famiglie, dei bambini e dei giovani dei nostri paesi per costruire un futuro degno di essere vissuto anche in valle”.